Biografia

Marco Nica è nato a Roma il 6 Maggio 1973. Nel 1991 scopre la passione per il Teatro e interpreta commedie di Eduardo De Filippo, Dario Fo, Ettore Petrolini, Carlo Goldoni, Anton Checov e Aldo De Benedetti, recitando anche al Tyne Theatre di NewCastle (Inghilterra). Nel 2005 fonda l’Associazione Culturale “Fare Teatro” realizzando numerose iniziative culturali. Nel 2006 è autore e regista del Musical inedito “C’era una volta Rugantino” nel quale ricopre il ruolo del protagonista. Sempre nel 2006 organizza e conduce la gara canora MusicFestival, uno spettacolo che prevede anche edizioni successive. Il 2007 è l’anno del debutto cinematografico. L’opera “C’era una volta Rugantino” diventa un film, con una sceneggiatura opportunamente rivisitata e adattata ad un cast di cinquantacinque attori. Il film è trasmesso a Natale del 2008, in prima serata, sul canale satellitare RomaUno (SKY) e presentato nel corso della trasmissione culturale “Cominciamo Bene – Prima” condotta su Rai Tre da Pino Strabioli (di cui il Nica è ospite) andata in onda a fine Maggio del 2009. Scrittore appassionato realizza nel 2007 l’opera di pensieri e poesie “Senza aver paura” e nel 2008 l’avvincente thriller “Aegyptvs”, vincitori rispettivamente del primo e del secondo premio (nella propria categoria) al 3° Concorso Letterario Internazionale di Libri “Il Saggio” ad Eboli (SA) nel mese di Luglio del 2009. A Dicembre dello stesso anno, torna in libreria con un altro coinvolgente thriller, dal titolo “Il tempio dell’imperatore” e scrive, in collaborazione con Roberto Innocenzi, la sceneggiatura di un nuovo film (Emozioni d'amore). Nel 2010 arriva il momento del primo romanzo "Così è (se mi pare)", dove il mondo dello spettacolo fa da sfondo ad una storia ricca di riflessioni introspettive. L'opera racchiude venti anni di esperienza artistica dell'autore. Nel 2011 "C'era una volta Rugantino" diventa finalmente un romanzo. Nell'opera, oltre a consentire al lettore di vedere gratuitamente il lungometraggio, vengono raccontati anche tutti i retroscena che hanno reso memorabile l'impresa.
 

Intervista

Quali sono le caratteristiche principali di una tua opera?

Quando non ero uno scrittore, ogni volta che leggevo un libro, mi chiedevo in quale misura la storia narrata contenesse dei riferimenti legati all’autore. Dalla prima pubblicazione ho capito che le esperienze della vita, la natura del proprio carattere e la capacità di saper sognare, sono elementi che condizionano pesantemente l’opera. La somma di questi fattori, determina lo stile con il quale viene scritto il libro e un lettore attento può scoprire, fra le righe, lo stato d’animo di chi si nasconde dietro quelle pagine. Ogni personaggio che creo è sempre un mezzo attraverso il quale far viaggiare un messaggio. Sfruttando la trama del racconto, l’insieme dei protagonisti ha un duplice compito: vivere intensamente la propria storia e trasmettere il mio pensiero sugli argomenti che vengono trattati. I dialoghi sono semplici, diretti e, soprattutto, reali. Due giovani studentesse universitarie hanno il loro linguaggio, che differisce, ovviamente, da quello di un anziano. Alcuni lettori, abituati alle scritture contorte e spesso insensate, rimangono perplessi di fronte a frasi più realistiche, che ricordano la vita quotidiana, citando i problemi di tutti i giorni. La mia sfida consiste nel rendere gli “eroi” più umani possibile. Questa scelta vuole offrire un testo meno distaccato e convenzionale, suggerendo spunti di riflessione e confronti di opinione, perché i temi affrontati riescono a toccare la sensibilità di chi li legge.

Quale genere prediligi?

Nessuno in particolare. Amo spaziare, per avere sempre stimoli nuovi. La scelta ricade in base al tema da analizzare e all’obiettivo che voglio raggiungere. Nei thriller storici, ad esempio, amo inserire molti riferimenti didattici per stimolare la curiosità e lasciare libero sfogo agli approfondimenti. Attenzione, però: io non scrivo libri di Storia! Diciamo che getto solo le basi e poi lascio spazio alla fantasia per rendere gli eventi più intriganti. Quando scrivo cerco di impostare i capitoli come se fossero scene di un film, per coinvolgere meglio il lettore, tenendolo in tensione fino all’ultima pagina.

Cosa rappresenta per te il teatro?

Tante cose: è il mio punto di riferimento per eccellenza; la base senza la quale non avrei avuto il coraggio di lanciarmi in nuove avventure; la palestra che sono tornato a frequentare ogni volta che ho sentito il bisogno di ritrovare le forze; lo psicologo che mi ha aiutato a conoscere gli altri, attraverso i personaggi che ho interpretato e le persone che mi ha fatto incontrare; la terapia giusta per capire me stesso.

Ti piace di più recitare o scrivere?

Dipende dai periodi. La vena artistica è imprevedibile. Io mi limito a fare ciò che sento dentro. Una cosa è certa, però: troppo tempo lontano dal palcoscenico non ci so stare. Indossare maschere differenti mi diverte e, contemporaneamente, arricchisce la mia personalità. D'altro canto anche la scrittura è di grande utilità, in quanto consente di creare dal nulla nuovi personaggi, imparando a caratterizzarli, a dargli un’anima e a farli interagire fra loro. Durate la stesura di una sceneggiatura, mi rendo conto di come questi elementi inizino a prendere forma, diventando talmente reali da trasformare anche me in uno spettatore.

 

Marco Nica - Sito Web Ufficiale Copyright © 2007-2012 - Contatto: marconica@marconica.it